Descrizione

La lunga collina dei Monterozzi, sede della principale necropoli di Tarquinia, costituisce uno dei complessi archeologici più straordinari dell'intera area mediterranea per la presenza di centinaia di tombe dipinte, cui si affiancano i tumuli principeschi a carattere monumentale.

Planimetria della necropoli dei Monterozzi

L'uso di decorare con pitture le camere sepolcrali è attestato in numerosi centri etruschi, ma è solo a Tarquinia che il fenomeno assume dimensioni così ampie e continuate nel tempo: esso è infatti attestato dal VII al III secolo a.C., praticamente per tutta la durata della vita della città.

Le tombe dipinte costituiscono tuttavia una minima parte dei sepolcri cittadini- circa il 3% delle più di 6000 tombe ad oggi individuate-: esse, come i tumuli, sono infatti espressione della classe aristocratica che sola poteva permettersi il lusso di affrescare i propri sepolcri. Si tratta di camere ipogeiche scavate nel banco di roccia ed accessibili tramite corridoi in discesa (dromoi); la dimensione e la planimetria variano a seconda della cronologia: la maggior parte dei sepolcri di età arcaica e classica consiste in un unico ambiente quadrangolare con soffitto a doppio spiovente ed è destinato alla sepoltura della sola coppia maritale (pater e mater familias); in epoca ellenistica la camera sepolcrale ospita invece tutto il clan gentilizio e gli ambienti assumono quindi dimensioni anche grandiose con pilastri a sostegno del soffitto piano.  


La scoperta delle prime tombe dipinte risale al Rinascimento e ad oggi si conoscono circa 200 sepolcri affrescati, ma di molti di essi si è persa l'esatta ubicazione, mentre altri furono reinterrati dopo la scoperta ritenendo all'epoca di preservarne al meglio in tal modo la decorazione dipinta; al momento sono accessibili circa 60 ipogei.

Le pitture delle tombe sono particolarmente significative perché costituiscono lo specchio fedele della vita e della morte degli Etruschi e della loro concezione dell'aldilà. Nei sepolcri più antichi la decorazione interessa solo i frontoncini della pareti corte, ma dalla seconda metà del VI sec. a.C. le pitture coprono ormai tutte le pareti delle camere sepolcrali con grandi scene figurate che alludono alla vita e alla morte dei defunti: cacce, banchetti allietati da musiche e danze, celebrazioni di congedo dal morto con i giochi funebri in onore del defunto, etc.

A partire dalla seconda metà del V secolo a.C. appaiono i primi segni di una nuova concezione della morte, di tipo ellenizzante e con richiami ad un aldilà popolato di demoni mostruosi e di personaggi della mitologia greca. Il numero dei sepolcri dipinti diminuisce quando Tarquinia entra a far parte dell'orbita politica romana e alla fine del III secolo a.C. se ne contano ormai solo pochi esemplari.

Il settore di necropoli aperto al pubblico -la cosiddetta necropoli del Calvario- è situato nella parte occidentale del colle dei Monterozzi, non distante dalla città medioevale e moderna. L'area del Calvario, nota fin dall'ottocento per la presenza di un importante gruppo di tombe affrescate, negli anni '60 del novecento fu interessata dalle prospezioni geofisiche della Fondazione Lerici del Politecnico di Milano che individuarono nel sottosuolo più di un migliaio di tombe a camera, una cinquantina delle quali con tracce di decorazione dipinta.

Attualmente al Calvario sono accessibili una ventina di sepolcri segnalati in superficie da manufatti moderni (le cosiddette "casette") indispensabili per impedire alle acque piovane di penetrare, attraverso il dromos, all'interno della camera dipinta. La Soprintendenza li sta progressivamente attrezzando per consentirne la pubblica fruizione: si provvede a tale scopo all'installazione di barriere trasparenti, dotate di un meccanismo antiappannante, all'ingresso della camera funeraria che, isolando l'ambiente dipinto, impediscono che al suo interno si verifichino quegli sbalzi di temperatura e umidità dovuti alla presenza dei visitatori e che sono tra i maggiori fattori di degrado della pellicola pittorica.